Psicologia della dieta: come approcciare una dieta nel modo corretto

I fatti che ci troviamo ad analizzare suggeriscono, da qualche anno, che le nostre abitudini alimentari e le decisioni che prendiamo su ciò che mangiamo sono acquisite nel corso di diversi anni, non sono cose che vengono da sole o che possano considerarsi improvvise.

Ma quali processi psicologici sono alla base di questo tipo di apprendimento?

E perché le preferenze sulla dieta variano a seconda dei diversi gruppi di persone?

Un gruppo di studiosi ha lavorato a fondo i legami tra cognizione e controllo dietetico e tra questi sul rapporto tra attenzione e dimensione del pasto e anche sulle nostre reazioni alla vista e all’olfatto quando mangiamo e, infine, sulle decisioni che ci portano a scegliere le dimensioni delle porzioni.

La maggior parte delle nostre preferenze di sapore e comportamenti alimentari sono apprese e nonostante questo, sappiamo molto poco sui meccanismi sottostanti

Sono stati identificati diversi tipi di apprendimento dietetico, sono state fatte ricerche su come collegare i sapori con altri sapori differenti e associare questi sapori a sensazioni corporee come la pienezza.

Alcuni di questi processi possono avvenire al di fuori della nostra consapevolezza come una forma di apprendimento automatico.

Ma essere consapevoli delle nostre preferenze può aiutarci a trattare i nostri disturbi alimentari.

Come fare? Con l’aiuto degli psicologi, che operano in tutta Italia.

Se sei in Piemonte, ad esempio, puoi parlare con una psicologa a Torino.

Abitudini da modificare.

La dimensione del pasto è un fattore determinante e molte volte sbagliamo completamente approccio con il piatto mangiando molto più di quanto dobbiamo.

Alcune persone non hanno idea di quando siano sazie. E la distrazione può ridurre di parecchio il nostro senso di sazietà senza che noi ce ne possiamo accorgere. Se siamo distratti al pc o davanti alla tv non abbiamo percezione di quanto mangiamo come quando siamo concentrati.

Questo ci suggerisce che la distrazione provoca una ridotta sensibilità alle indicazioni fisiologiche e sensoriali che segnalano, appunto, il senso di pienezza tipico di chi è sazio. Un ulteriore esperimento ha dimostrato che i partecipanti distratti vogliono ancora mangiare, quelli concentrati si saziano molto prima.

Nella maggior parte dei casi, poi, l’esposizione alla vista e all’odore del cibo può scatenare il desiderio di mangiarlo. Sono stati condotti esperimenti per esplorare questo fenomeno in moltissimi paesi.

Il guardare il cibo porta a mangiarlo e anche in quantità maggiori rispetto al dovuto.

Le persone in sovrappeso, poi, mangiano porzioni di cibo più grandi anche se non hanno tanta fame. Le dimensioni non sono legate al peso, al sesso e alla fame ma a quella che è la percezione del nostro corpo e quello che secondo noi sono le dimensioni giuste.

Quindi è la testa che ci dice quando mangiare, cosa mangiare, è sempre la testa che ci fa venire voglia di una cosa invece che un’altra.

Un percorso psicologico non può far altro che migliorare anche le nostre abitudini alimentari, prima di qualsiasi dieta ci venga proposta.

Se non si ha voglia di fare la dieta non la si farà con attenzione, dobbiamo prima curare la testa e poi il nostro sovrappeso.

Redazione Vailo

Redazione Vailo

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