Redazione Vailo

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Come si realizza una crema viso alla bava di lumaca?

La crema viso alla bava di lumaca è un prodotto per skincare ricco di importanti principi attivi. È fonte di collagene, di elastina e di altre sostanze indispensabili per il benessere della pelle; non unge, non sporca ed è disponibile in numerose formulazioni per soddisfare qualunque esigenza.

Queste preparazioni possono essere per cute secca, grassa, mista o sensibile, oppure in maniera specifica antirughe o antiacne. Vi sono anche le creme viso biologiche, certificate e dotate di uno spiccato effetto antietà. La bava di chiocciola è un ottimo coadiuvante per combattere una serie di inestetismi, legati allo scorrere del tempo, al fattore ormonale, a un’alimentazione poco sana e così via.

Ma come si ricava la bava dai molluschi? Il procedimento è invasivo per gli animali? Il team di Nuvò Cosmetic, azienda leader nel settore del wellness, ci ha spiegato tutto quello che bisogna sapere sull’argomento. Abbiamo scoperto che i metodi di estrazione utilizzati sono green, e che esistono alcuni accorgimenti davvero utili per svolgere al meglio tutte le operazioni!

Quali sono le condizioni più adatte per ottenere la bava dalle lumache?

Cominciamo col precisare che le lumache hanno bisogno di un ambiente adeguato al loro ciclo biologico. Questi esemplari si nutrono delle foglie verdi delle piante: è essenziale che queste ultime non siano più alte di 25 cm, e quindi vanno potate con regolarità.

Per favorire lo sviluppo e la salute delle chiocciole, sono ideali il radicchio, i cavoli e le biete. Verdure che forniscono elevate quantità di vitamine e di sali minerali. Ovviamente è necessario che lo spazio sia protetto, e che ci sia almeno un recinto che blocchi l’ingresso delle volpi e dei cinghiali.

In linea di massima, inoltre, le lumache si riparano di giorno perché soffrono i raggi del sole intensi, e vivono prevalentemente di notte. Gli elicicoltori devono svegliarsi all’alba per eseguire tutti gli step per estrarre la bava. Infine, c’è bisogno che il terreno dell’allevamento sia argilloso e che assorba l’acqua in eccesso: altrimenti potrebbero formarsi delle pozze pericolose per i molluschi.

Cosa spinge le chiocciole a emettere la bava?

In questo contesto si ottiene la bava con una tecnica molto delicata, concepita nel pieno rispetto delle lumache.

Gli animali, cioè, sono innanzitutto collocati in una vasca ampia, affinché i loro gusci non si tocchino. Un contatto potrebbe dare fastidio e causare stress agli esemplari. Le chiocciole sono sottoposte a un lavaggio con acqua tiepida, e poi a un leggero massaggio durante il quale emettono la bava.

Il tutto si conclude con un altro lavaggio, dopodiché le lumache tornano sul territorio. Il processo non si ripete prima dei 30 giorni, così che i molluschi si riposino completamente. Una curiosità: questi animali si nutrono della propria bava e la usano per scivolare sulle superfici, ma non sopportano quella delle altre chiocciole. Per questo si fa in modo che i gusci non si sfiorino nemmeno!

Cosa succede dopo l’estrazione?

La bava viene raccolta in dei recipienti, e portata in laboratorio dove è filtrata con la massima cura. Ne deriva un prodotto di elevata qualità, alla base degli articoli di skincare. La sostanza è anche sterilizzata, per eliminare una carica batterica che è comunque esigua già di per sé.

Non tutti lo sanno, ma la bava grezza è liquida e torbida. Il suo aspetto cambia dopo i trattamenti in laboratorio.

Perché la crema viso alla bava di lumaca fa bene?

La crema viso alla bava di lumaca è estremamente benefica per una serie di ragioni. Prima di approfondirle, vogliamo specificare che il preparato è acquistabile anche in versione biologica: la crema bio alla bava di chiocciola di Nuvò contiene una percentuale di bava pari al 72%, è certificata e coerente con i più alti standard.

Per rispondere alla domanda principale, questo cosmetico è fonte di collagene, acido glicolico, elastina, allantoina e mucopolisaccaridi. È idratante ed è esfoliante: contribuisce all’eliminazione delle cellule morte, che si accumulano nei pori e fanno sì che la pelle non riesca a respirare correttamente.

In aggiunta questo ingrediente è antiossidante e coadiuvante contro i segni dell’età, è lenitivo e ha anche proprietà antibatteriche. Un suo impiego regolare rende la cute più liscia e luminosa, sana e decisamente giovanile.

Per saperne di più: il brand Nuvò Cosmetic

Abbiamo intervistato il team di Nuvò Cosmetic, l’azienda italiana che ha il proprio allevamento di chiocciole tra le colline del Lago di Garda. Il marchio offre un servizio efficiente e professionale, e un catalogo variegato, trasversale, indicato per tutte le esigenze.

Come è emerso anche dalle parole dei membri dello staff, Nuvò mostra enorme attenzione verso l’ambiente e la natura. La sua vision è “verde”, in linea con la tutela dell’ecosistema e del pianeta in generale. A questo valore si unisce la volontà di salvaguardare la salute delle persone, con formulazioni ad hoc per tutti i tipi di derma. L’eccellenza procede di pari passo con una filosofia profondamente eco-friendly!

LE MAMME PREDILIGONO UNA SANA ALIMENTAZIONE BIO CON FILENI

Le mamme, si sa, prestano una grande attenzione al cibo che danno ai loro figli e prediligono un’alimentazione biologica perchè giustamente è ritenuta più sana. Fin da quando aspettano, verrebbe da dire, cambiano il loro atteggiamento verso gli alimenti. Durante la gravidanza si indirizzano su produttori che possano garantire cibi sani e privi di sostanze considerate pericolose.

Un buon aiuto in cucina, da questo punto di vista, lo possono dare le carni bio allevate da Fileni. L’azienda marchigiana da 20 anni è sinonimo di esperienza nel campo del biologico, e offre una straordinaria attenzione alla tradizione gastronomica italiana. Carni Biologiche consigliate dagli esperti di nutrizione che rispettano l’ambiente e gli animali e che si distinguono per il loro gusto unico. La filiera controllata di Fileni è un esempio virtuoso di passione e dedizione al servizio della sostenibilità. Ecco perché le mamme attente, sanno scegliere qualità e tradizione.

Fileni arriva anche a coltivare le materie prime che utilizza per i mangimi biologici serviti ai loro animali da allevamento. Una linea di carne, insomma, di altissima qualità, perfetta per prendersi realmente cura della propria salute. Proprio come fanno le mamme.

Gli esperti, oltretutto, sottolineano come la nutrizione, in periodo di gestazione, sia in grado di modulare la crescita e lo sviluppo fetale del nascituro. Come suggerisce il pediatra Luigi Piero Biondi “Se i nutrienti vengono ingeriti in eccesso o in maniera carente, si finisce per influenzare lo stato di salute del futuro neonato. Una dieta sana, composta da cibo tracciabile e biologico, garantisce la capacità di controllare l’apporto di xenobiotici, senza mettere a rischio la salute di mamma e bimbo. Alimentazione che deve continuare anche dopo il parto”.

Forte di questo benessere ritrovato, le mamme, fin da subito, si indirizzano sulla scelta di alimenti che vadano a vantaggio della salute dei loro bambini, capendo l’importanza di crescere i propri eredi seguendo una alimentazione biologica. Il fatto che i prodotti bio vengano coltivati naturalmente o allevati seguendo criteri etici a tutela anche degli animali, fa arrivare sulle tavole dei consumatori, cibi sani.

Le mamme vigilano sui loro ragazzi, li vogliono proteggere dai pericoli esterni, anche attraverso quello che servono loro, a tavola, ogni giorno. Il cibo biologico, inoltre, riduce quell’attività ossidante dell’organismo che, svolgendo le sue funzioni fisiologiche, produce radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento. Tutto questo offrendo migliori condizioni metaboliche ed energetiche (Ruolo della Dieta Mediterranea Biologica sullo stato di salute. A cura di A. De Lorenzo e L. Di Renzo).

Sono numerosi gli studi scientifici a riguardo. Ad esempio quello riportato nel volume di Średnicka-Tober Composition differences between organic and conventional meat che dimostrano come, anche negli alimenti di origine animale, le proteine siano decisamente di migliore qualità e di composizione preferibile. Le mamme che ogni giorno affrontano il problema di portare in tavola dei piatti che possano stuzzicare il palato dei loro giovani ”guerrieri”, possono stare davvero tranquille. Ebbene, grazie al cibo di origine bio, la soluzione è a portata di piatto. I bimbi, che assimilano tutto in questa età, si abitueranno a pietanze preparate con ricette appetitose, sane, ricche di sapori.

Dolori addominali, quali possono essere le cause?

I dolori addominali possono essere correlati a vari stati patologici. Il singolo soggetto che ne soffre può cercare in autonomia di valutare, almeno in prima battuta, le motivazioni per cui il dolore si è sviluppato. A volte può semplicemente trattarsi di un sintomo da correlare al pasto appena terminato, a difficoltà nella digestione o anche a patologie correlate allo stress. In vari casi il dolore addominale si ripresenta con una certa frequenza; fermo restando che un consulto dal proprio medico curante è sempre una buona abitudine, in alcuni casi i dolori addominali si possono alleviare utilizzando rimedi naturali o comuni farmaci da banco.

Quando il dolore addominale ci deve preoccupare


Come avviene per numerosi sintomi, anche nel caso dei dolori addominali le cause possono essere molteplici. Si va dalla gastrite fino alle infiammazioni dell’appendice o a problemi intestinali gravi o cronici, come ad esempio la celiachia. Nel momento in cui il dolore è particolarmente acuto o ha una manifestazione molto frequente, o ancora non è transitorio ma permane nel tempo, il consiglio è quello di recarsi dal proprio medico. Se il dolore è particolarmente intenso è meglio correre al più vicino servizio di Pronto Soccorso, in modo da poter ottenere l’aiuto da parte del personale sanitario. Il nostro corpo ci segnala, tramite il dolore, il fatto che qualcosa non sta andando in modo corretto, meglio quindi chiedere consiglio al medico.

I rimedi in farmacia


Alcune problematiche correlate al dolore addominale sono ben note e conosciute, anche da coloro che ne soffrono. La gastrite è una patologia molto diffusa, ma il dolore addominale può essere correlato a un pasto molto abbondante, a dismenorrea, a un colpo di freddo preso subito dopo i pasti. In tutti questi casi, o quando si avverte un dolore molto leggero, è possibile utilizzare farmaci antinfiammatori per dolori addominali. Si tratta solitamente di probiotici che fungono da regolatori della flora intestinale. Se il dolore è correlato invece a problemi gastrici, quindi si manifesta nella parte alta dell’addome, allora è possibile utilizzare farmaci cosiddetti gastroprotettori, che aiutano la funzionalità dello stomaco. Sono disponibili anche farmaci da banco che aiutano chi soffre di dismenorrea, un disturbo che si manifesta con un preciso quadro clinico.

Il dolore addominale e la digestione


In vari casi il dolore addominale è associato alla digestione. Chi soffre di problemi gastrici o intestinali sa che alcuni alimenti possono favorire la comparsa di questo sintomo. Ad esempio chi possiede una diagnosi di gastrite o di esofagite sa che in talune condizioni il dolore tenderà a presentarsi. Lo stesso dicasi per tutti coloro che manifestano specifiche intolleranze e allergie alimentari, come l’intolleranza al lattosio o la celiachia. Questo tipo di diagnosi sono fatte solo dopo essere stati sottoposti a specifici test, effettuati da specialisti. Dopo la diagnosi si arriva anche ad una precisa terapia, che può comprendere farmaci. Un pasto eccessivamente abbondante o il consumo di alimenti che possono risultare irritanti, quali cibi piccanti o altri alimenti di difficile digestione, possono essere tra le cause del dolore addominale.

Ulteriori sintomi


Come abbiamo già precisato il dolore molto intenso o che permane nel tempo ci indica che è il caso di rivolgersi ai sanitari. Lo stesso deve avvenire quando insieme al dolore addominale si manifesta vomito, nausea, vertigini, dissenteria che continuano nel tempo. Questo perché le patologie che si possono manifestare con il dolore addominale sono molte, alcune delle quali possono essere particolarmente gravi e sarà necessario effettuare opportuni controlli per ottenere una precisa diagnosi.

Crema viso giorno: i consigli per scegliere quella giusta

Di creme viso ce ne sono di tutti i tipi e scegliere quella giusta può essere davvero difficile: una giungla di prodotti che confonde e si affastella confondendo le idee anche delle acquirenti più sicure e convinte. 

Ecco allora i consigli che VAILO stavi cercando per scegliere la crema giorno giusta per te!

A cosa serve la crema viso giorno?

La pelle è la barriera che protegge l’organismo da tutte le aggressioni esterne e funge da valvola di sfogo per permettere al sudore e alle sostanze in eccesso, come il sebo, di fuoriuscire all’esterno. Tali funzioni si svolgono costantemente nel corso della giornata e vengono regolate dall’epidermide attraverso il film idrolipidico, un sottile strato presente sulla superficie del viso che è formato da lipidi e acqua. Il film idrolipidico impedisce il passaggio di batteri e altri microorganismi all’interno della cute e, al contempo, trattiene l’idratazione e il sebo rilasciato dalla pelle, così da mantenere idratato e morbido il viso. I cosmetici per la skincare, come la crema idratante, aiutano a rafforzare il film idrolipidico, rendendolo quindi più performante nel trattenere l’idratazione cutanea, e donano alla pelle nutrienti essenziali per mantenerla più distesa ed elastica, come il collagene. Con il passare degli anni, infatti, molecole fondamentali per l’idratazione della pelle, come l’acido ialuronico, e proteine importanti per l’elasticità cutanea, come il collagene e l’elastina, diminuiscono costantemente poiché la loro produzione endogena subisce un progressivo calo. Per tale motivo è bene scegliere una crema idratante giorno che aiuti a rigenerare la cute in profondità, così da contrastare i cedimenti del viso tipici dell’età. Le creme viso giorno di L’Oréal Paris, disponibili sul sito della casa cosmetica francese, aiutano a idratare la pelle e a ravvivarla, così da favorire la coesione cutanea e donare al viso un aspetto più giovane e fresco.

Come scegliere la crema giorno giusta

Non esiste una crema viso adatta per tutti i tipi di pelle e per ogni età. Ogni cute, ogni età ha il prodotto giusto ed esso va applicato, per giunta, nelle giuste quantità. La crema idratante deve rispondere in primis al bisogno di idratazione, ma ovviamente questa funzione sarà diversa a seconda che la pelle da idratare sia a tendenza acneica o grassa, sensibile o secca. Quest’ultimo dermotipo richiede dei prodotti dalla texture ricca e nutriente, mentre la pelle sensibile è bene trattarla con cosmetici lenitivi e anti-arrossamento, mentre quelle acneiche o grasse devono essere idratate con soluzioni che fanno respirare la pelle e non occludono i pori (o si rischierebbe di vedere aumentare vertiginosamente la presenza di imperfezioni come brufoli e punti neri). Oltre al dermotipo, anche l’età gioca un ruolo determinante: usare una crema idratante troppo ricca su una pelle giovane è fortemente sconsigliato, perché la pelle non va “sovra-nutrita”, alla stessa maniera, non si può scegliere una texture poco corposa per una pelle matura (che ha bisogno di elementi utili per combattere le rughe presenti ed evitare la formazione di nuovi segni del tempo). Piccolo consiglio extra per la crema viso giorno: è meglio sceglierne una arricchita con SPF così si protegge il viso dall’azione nociva dei raggi UVA e UVB.

La micoterapia e l’utilizzo dei funghi come medicina

La micoterapia è una forma alternativa che deriva dalla medicina tradizionale cinese. Consiste nell’utilizzo di determinati funghi per prevenire e contrastare disturbi fisici attraverso le tecniche riprese dall’ayurvedica. Funghi e miceti, infatti, possiedono incredibili proprietà e, proprio per questo, possono diventare i migliori alleati per il nostro benessere. Vediamo quindi come funziona la micoterapia e per quali situazioni è fortemente consigliata. Inoltre, se l’argomenti vi affascina è possibile frequentare dei specifici corsi di micoterapia

Come funziona la micoterapia?

Questa disciplina sfruttale potenzialità dei funghi, distinguendoli in superiori ed inferiori. I primi sono anche detti macromiceti o funghi macroscopici e comprendono, tra i tanti, anche i fughi commestibili. I funghi inferiori, invece, sono detti microscopici o micromiceti che non sono utilizzati ai fini di questa terapia. Lo scopo della micoterapia è quello di rinforzare il sistema immunitario e di riequilibrare l’organismo per ritrovare il benessere fisico e mentale. Tra i macromiceti utilizzati per questa terapia ci sono l’Agaricus Blazei, l’Auricularia Auricula-Judae e molti altri ancora. Difatti Ogni fungo è impiegato per un preciso obiettivo di benessere e, qui di seguito, proveremo a fornirti una breve panoramica. 

I macromiceti impiegati per la micoterapia

Per proteggere e rafforzare il sistema immunitario i macromiceti più consigliati sono l’Agaricus Blazei e l’Auricolaria Judae. Quest’ultimo è utile per la salute del sistema cardiovascolare e per prevenire le infiammazioni o le conseguenze dell’accumulo di stress. Per chi vuole ridare vitalità al metabolismo e prendersi cura della salute del sangue, invece, il Coprino è il fungo più indicato. Lo stesso vale per la Grifola Frondosa, meglio noto come Maitake che, tra i tanti benefici è in grado di risollevare il metabolismo affaticato da eccessi di grassi e glucosio. 

Infine ci sono i funghi che aiutano il sistema nervoso centrale, lo stomaco e gli organi deputati alla depurazione come l’Hericium Erinaceus ed il Polyporus Umbellatus. Per chi è interessato a preservare il proprio organismo dall’azione invecchiante dei radicali liberi, invece, il miglior micete da provare è sicuramente il Reishi. 

La micoterapia funziona?

Per rispondere a questa domanda occorrerebbe valutare numerosissime variabili che dipendono da individuo a individuo. Sicuramente stiamo parlando di un tipo di trattamento indicato per preservare l’organismo e quindi si rivela potenzialmente efficace quando ci si rivolge al giusto professionista. A questo il cliente dovrà sempre esporre con molta chiarezza il proprio stile di vita per aiutare il professionista ad individuare quali sono gli errori alimentari, comportamentali e fisici che potrebbero causare disturbi all’organismo. 

Quando è efficace?

In ogni caso è abbastanza noto che i funghi micoterapia sono un valido rimedio per stimolare il sistema immunitario, la resistenza allo stress e, quindi, la capacità adattogena. Infine i miceti possiedono rinomate qualità antiossidanti e detossinanti, senza contare che sono un importante sostegno per tutte le principali funzionalità dell’organismo. È per questo che la micoterapia è da considerarsi un rimedio in supporto ad uno stile di vita sano e che comprenda un’alimentazione salutare. L’approccio olistico, difatti, considera l’individuo in quanto essere vivente fisico e psichico e, per questo, ricerca il benessere nell’equilibrio tra mente e corpo. È per questo che tali rimedi hanno efficacia quando ci impegniamo personalmente a prenderci cura di noi stessi. 

Salute e sigaretta elettronica: facciamo chiarezza

Le sigarette elettroniche stanno spopolando sui mercati mondiali, nonostante siano ancora al centro di numerosi dibattiti. Ciò che si conosce con certezza è il fatto che, in termini di salute, le e-cig hanno un impatto meno dannoso se paragonato a quello provocato dal consumo abituale di sigarette tradizionali.

In effetti, funzionano semplicemente grazie a dei liquidi che, una volta riscaldati, divengono vapore e richiamano le tipiche sensazioni del fumo. Naturalmente, tutto avviene attraverso processi differenti e del tutto innovativi, con cui ci si potrà garantire un’esperienza tanto interessante da poter pensare di smettere definitivamente di fumare.

Con un mercato in costante crescita, sono sorti appositi shop da cui acquistare sigarette e liquidi di qualità certificata, come il sito online Terpy: da sempre, una garanzia per gli amanti dello svapo.

Sigaretta elettronica: che impatto ha sulla salute?

Il primo topic da affrontare riguarda la sigaretta elettronica e la salute, in modo da fare chiarezza su un argomento così tanto discusso.

La verità è che, ancora oggi, sono in corso studi che attestino la totale innocuità di questi dispositivi elettronici sui fumatori. Intanto, come riporta il sito ufficiale dell’AIRC, è immediatamente possibile affermare che il vapore rilasciato contiene sostanze non dannose quanto quelle prodotte dal tabacco.

Il motivo di ciò è legato principalmente all’assenza del processo di combustione, tipico delle sigarette tradizionali. Aspirare quando si fuma, significa assumere numerose sostanze nocive, di cui alcune cancerogene, come catrame e arsenico.

Nello specifico, fumare una sigaretta commerciale significa consumare un prodotto contenente circa 4.000 sostanze chimiche, di cui almeno 400 sono tossiche, e altre 400 già ritenute, appunto, causa di cancro alla bocca o ai polmoni.

Al contrario, i liquidi delle sigarette elettroniche contengono composti come il glicole propilenico e glicerina. In questo caso, si tratta di elementi tipicamente usati nell’industria alimentare e in quella cinematografica. Per quanto riguarda gli aromi, invece, gran parte di essi producono sapore perché sono dei semplici additivi usati anche negli alimenti.

Partendo da tali considerazioni, si può ben comprendere che, sebbene sia complesso analizzare singolarmente i composti presenti nei vari aromi mescolati ai liquidi, i danni sulla salute sono concretamente minori.

Quali sono i benefici della sigaretta elettronica?

Il primo beneficio da trarre grazie ad un uso abituale di sigarette elettroniche, risiede sicuramente nella salute polmonare. Come già affermato in precedenza, svapare limita i danni riportati ai polmoni durante il consumo di sigarette commerciali. Di conseguenza, si potrà ricominciare a fare attività fisica senza avvertire affanno e pesantezza nella respirazione. 

Per le donne, invece, è importante sapere che, dire addio alle sigarette tradizionali per un dispositivo elettronico, implica salutare definitivamente anche gli inestetismi dovuti al fumo: denti e unghie gialle, rughe e rapido invecchiamento della pelle.

Un altro vantaggio è, sicuramente, l’opportunità di gestire autonomamente le quantità di nicotina da assumere. In effetti, i liquidi per le sigarette elettroniche contengono percentuali variabili, con un massimo di 26 mg. Impegnandosi costantemente, molte persone sono persino riuscite a smettere di fumare in via definitiva. 

Ciò che rende tutto più semplice è il passaggio graduale con cui ciò diventa possibile: iniziando da livelli più elevati, col tempo si potrà diminuire la nicotina assunta, evitando la dura parte della crisi d’astinenza da tabacco.

Utilizzare una sigaretta elettronica può rivelarsi utile anche per cautelare coloro che ci circondano: il vapore rilasciato nell’aria si disperde rapidamente, eliminando il problema del fumo passivo.

Infine, è un ottimo modo per risparmiare: coloro che sono abituati a fumare almeno un pacchetto di sigarette al giorno, notano una spesa minore per l’acquisto di liquidi e prodotti ad essi legati. Infatti, scegliendo la qualità piuttosto che la convenienza, con la giusta cura, si acquisterà una sigaretta elettronica che durerà nel tempo.

Sigaretta elettronica e salute: i liquidi senza nicotina sono pericolosi?

Un altro argomento legato alla salute e alla sigaretta elettronica, riguarda le recenti polemiche circa la pericolosità dei liquidi senza nicotina.

Il motivo di ciò è dovuto alla diffusione di notizie riguardanti la presenza di composti come i metalli pesanti nei prodotti inseriti nelle e-cig. Naturalmente, non si tratta di informazioni veritiere: in questi anni, sono state imposte apposite normative, affinché i liquidi e gli aromi vengano realizzati con delle precise sostanze. Tutto ciò serve a tutelare la salute dei fumatori, evitando che sul mercato appaiano prodotti poco raccomandabili.

Come già accennato in precedenza, anche i liquidi privi di nicotina presentano la medesima composizione: glicerolo, propilene e acqua distillata. Ovviamente, si potranno miscelare degli aromi per conferire sapori fruttati, cremosi o aromatici al liquido. Sono numerosi coloro che optano per aromi tabaccosi, utili per non soffrire la mancanza delle note di tabacco a cui si è tanto abituati.

Al contrario, sembra che svapare senza assumere nicotina stia diventando all’ordine del giorno: si potranno emulare pienamente i gesti consueti di quando si fuma, ma senza esporre la propria salute a dei rischi irreversibili.

In conclusione, né la sigaretta elettronica, né prodotti ad essa collegati sembrano danneggiare il benessere psicofisico di coloro che ne fanno uso. È Certo che, il miglior modo per preservarsi, è non iniziare mai a fumare. Tuttavia, per coloro che avvertono la necessità di smettere, volendo proteggere se stessi e gli altri, le e-cig potrebbero offrire un valido contributo.

Temperatura corporea e Salute: mantenerla nel range fisiologico aiuta il metabolismo corporeo e il peso forma

La temperatura corporea è uno dei primi segnali che indicano il mantenimento in salute di un organismo. Essa viene in linea di principio mantenuta a un valore costante per garantire il corretto funzionamento del corpo.

Negli esseri umani, è compresa tra i 36,1 °C (mid-notte) e 37,8 °C (tardo pomeriggio), con una media che è di 37 ° C. La temperatura è variabile a seconda dell’individuo, della sua età, della stagione, dell’attività fisica, della dieta, della bevanda e del ciclo mestruale nelle donne (che hanno una temperatura corporea superiore di 0,2 ° C in relazione agli uomini). La regolazione della temperatura corporea prende il nome di termoregolazione e quando il corpo mantiene correttamente una temperatura costante si parla di omeotermia.

La temperatura corporea aumenta quando compare la febbre; il suo scopo è distruggere i batteri o virus che non tollerano questo eccesso di calore. Promuove inoltre l’intervento del sistema immunitario che combatterà contro l’infezione. La temperatura corporea aumenta anche con l’attività fisica. Questo calore è compensato dalla traspirazione che costituisce il principale sistema di termoregolazione. La temperatura diminuisce in caso di raffreddamento a causa di un’atmosfera particolarmente fredda o se il corpo viene posto a contatto con un corpo freddo. Può anche essere dovuto all’evaporazione del sudore (questa è la funzione del sudore), soprattutto in presenza di vento.

La temperatura corporea può essere valutata in vari modi, con diversi utensili professionalicome i vecchi termometri a mercurio, ormai obsoleti e sostituiti dai più moderni thermoscan, più affidabili e soprattutto più sicuri.

Come il metabolismo contribuisce alla regolazione della temperatura

Vuoi perdere peso ma la tua combustione dei grassi è troppo bassa? Tutti questi sono segni che il tuo metabolismo sta attualmente rallentando e ha bisogno di aiuto. Ma partiamo dall’inizio, cos’è il metabolismo?

In breve, il metabolismo è la somma delle reazioni chimiche che avvengono all’interno del corpo. Ciò avviene in molti organi. Durante l’attività respiratoria, ad esempio, l’ossigeno viene assorbito, trasportato a tutte le cellule, trasformato in anidride carbonica e quindi rilasciato come tale. Tutti i processi che consentono la degradazione delle molecole e che le rendono disponibili all’organismo sono descritti come catabolismo. L’anabolismo include tutti i processi sintetici.

Quando parliamo di metabolismo, di solito pensiamo al metabolismo energetico, che ci permette di misurare l’efficienza e la velocità di assimilazione e trasformazione in energia dei nutrienti calorici. Questi includono carboidrati, grassi, proteine ​​e zuccheri. Questi vengono prima scomposti nello stomaco e nell’intestino, quindi trasportati nelle cellule per essere trasformati in energia, necessaria per il corretto funzionamento cellulare. Tuttavia, la maggior parte di questa energia “sfugge” sotto forma di calore e riscalda il nostro corpo. Il metabolismo assicura così le funzioni vitali in tutto l’organismo. 

Come accelerare il metabolismo

Il tasso metabolico, più comunemente noto come dispendio calorico, varia da persona a persona. Alcuni sono nati con una predisposizione genetica a bruciare rapidamente calorie e consentire a poco grasso corporeo di depositarsi. Altri, con un metabolismo più lento, hanno maggiori probabilità di immagazzinare calorie in eccesso sotto forma di cellule adipose. Anche la composizione corporea in termini di massa muscolare e grassa, sesso, età, attività fisica e livello ormonale influenzano il tasso metabolico. La buona notizia è che mentre non c’è assolutamente nulla che puoi fare per combattere le tue predisposizioni genetiche, ci sono altri fattori che hai il potenziale per avere un impatto positivo.

Aumenta la massa muscolare

Puoi iniziare prima a modellare il tuo corpo. Mentre la massa grassa richiede poca energia, la massa muscolare ha un metabolismo molto attivo e brucia continuamente calorie solo per la conservazione del muscolo. Più alto è il tuo indice di massa muscolare, maggiore è il tuo dispendio calorico, anche quando stai solo riposando. 

Poiché gli uomini hanno generalmente più massa muscolare rispetto alle donne, il loro dispendio energetico a riposo è maggiore. L’allenamento di forza è particolarmente consigliato per aumentare la massa muscolare. A differenza degli sport di resistenza come la corsa, l’allenamento con manubri, macchine o il peso corporeo si traduce in maggiori guadagni muscolari. 

Anche l’High Intensity Interval Training, definito da intervalli brevi ma molto intensi, può accelerare notevolmente il metabolismo. Questo dà origine al famoso “effetto postcombustione”, che si traduce in un aumento del consumo di energia fino a 24 ore dopo l’allenamento. Qualsiasi esercizio fisico contribuisce all’aumento del tasso metabolico, almeno durante il tempo in cui viene praticato. È particolarmente performante dedicarsi all’attività fisica al mattino per risvegliare il corpo. Non si tratta di svolgere un addestramento militare, ma di camminare o andare in bicicletta per lavorare per stimolare il metabolismo.

Bevi abbastanza

Oltre a trasportare molte sostanze attraverso il corpo, l’acqua è anche parte integrante del tessuto. Bere abbastanza acqua contribuisce al buon funzionamento del processo metabolico. Rimani idratato bevendo acqua regolarmente, per tutto il giorno, soprattutto se fai esercizio. L’acqua è essenziale per le attività legate al metabolismo, in particolare la lipolisi (scomposizione dei grassi). Se non bevi abbastanza, il tuo metabolismo rallenterà. Inoltre, riempiendo lo stomaco, l’acqua dà una sensazione di pienezza. Pulisce e drena le impurità. È essenziale per l’eliminazione delle tossine e dell’acido lattico prodotti durante gli sforzi e responsabili di dolori e crampi.

Una dieta ricca di proteine ​​e vitamine del gruppo B

Come la regolazione della temperatura corporea, la digestione delle proteine ​​porta ad un aumento del dispendio energetico. Ogni apporto di nutrienti induce un momentaneo aumento del tasso metabolico. Nel caso delle proteine, questo effetto è molto più pronunciato rispetto ad altri nutrienti. Infatti, mentre carboidrati e grassi accelerano il metabolismo solo dal 3 al 10%, l’assimilazione delle proteine ​​aumenta il tasso metabolico dal 20 al 30%. Il solo consumo di proteine ​​brucia quindi molte più calorie. Carne, legumi, noci e semi sono ricchi di proteine.

Le vitamine del gruppo B partecipano notevolmente al metabolismo di carboidrati, proteine ​​e lipidi. Questo prodotto include 8 vitamine essenziali che agiscono come coenzima nel processo digestivo. Ad esempio, la niacina e l’acido pantotenico contribuiscono al metabolismo dei carboidrati. La vitamina B6, l’acido folico e la vitamina B12 consentono la degradazione dell’omocisteina, un amminoacido. Infine, la biotina e la vitamina B6 sono essenziali per il metabolismo dei lipidi. Le vitamine del gruppo B si trovano in molti prodotti alimentari, come cibi integrali, verdure e carne. 

Tagliare i capelli: serve davvero a rinforzarli?

Mito o realtà? Il taglio – o addirittura la rasatura – dei capelli serve davvero a renderli più forti e in salute? Sfatiamo alcune false considerazioni a proposito della cura dei capelli con qualche consiglio per una chioma sana e lucente… senza ricorrere a scelte drastiche.

In una congiuntura storica decisamente particolare, in cui uscire di casa per andare dal parrucchiere è un lusso da concedersi con gran parsimonia, prendersi cura dei propri capelli è più complicato del previsto. Stress, freddo, pioggia e altri agenti atmosferici influiscono pesantemente sulla salute della nostra chioma, e l’invito a restare a casa il più possibile può contribuire, alla lunga, a impigrirci, facendoci scordare qualche buona beauty-routine diligentemente appresa. Tra queste, ad esempio, l’applicazione di maschere e prodotti specifici, oppure l’uso di integratori mirati come i prodotti della linea Lievito Sohn. Ecco che, in men che non si dica, ci si ritrova alla ricerca di una soluzione drastica e veloce per rinfoltire la chioma e rinforzare i capelli: ma il taglio è davvero la strada giusta? 

A cosa serve tagliare i capelli? 

Se non per puri e leciti motivi estetici, tagliare i capelli elimina la parte finale del capello, che nella maggior parte dei casi è sempre la parte più incline a rovinarsi, seccarsi o spezzarsi. Ma usare le forbici è anche il metodo migliore per rinforzare i capelli? La risposta – quasi all’unanimità – è no: il taglio, infatti, così come la rasatura, non serve assolutamente a rinforzare i capelli; bensì, eventualmente, permette giusto di eliminare la parte più danneggiata, secca o sfibrata del fusto dei capelli. Questo è vero soprattutto in presenza delle famigerate “doppie punte”, un problema comune ai capelli che non vengono sottoposti da molto tempo a un taglio (o anche a una semplice “spuntatina”).

Il potere del taglio dei capelli, tra mito e realtà

Doppie punte a parte, spesso si dice che il taglio è il processo più semplice e veloce per avere capelli belli e in salute. Dei regolari ritocchi con le forbici rappresentano, per alcune donne, anche il segreto per una chioma lunga o lunghissima, per aumentare il ritmo di crescita del capello e per mantenere la sua naturale morbidezza e lucidità. Infine, è opinione abbastanza diffusa tra gli uomini che farsi tagliare i capelli con regolarità possa giovare alla prevenzione da una prematura calvizie. Ma quanto di queste credenze sono vere e quanto invece è frutto di suggestione o voci popolari? Perché, insomma, si ritiene che il taglio faccia bene ai capelli? C’è qualcosa di vero in questa teoria?

Anatomia di un capello.

Che il taglio possa rinforzare i capelli è – purtroppo – solo un mito da sfatare, perché la scienza parla chiaro: il capello si rigenera a partire dal follicolo situato sulla cute, ed è proprio dalla parte della testa che il fusto del capello cresce e si allunga. In sostanza, la punta è “sempre la stessa” finché non viene tagliata: proprio per questo motivo è molto più soggetta ai danneggiamenti del tempo, dello stress e degli agenti atmosferici, nonché dei lavaggi frequenti e delle asciugature aggressive. Con il tempo, le estremità del capello esauriscono la propria energia vitale e appaiono spente e secche, soggette a spezzarsi e alla formazione di doppie punte. È quindi ovvio che tagliare i capelli non ha alcun effetto sulla loro caduta, sul loro diradamento oppure sulla facilità con cui si spezzano, né tantomeno può renderli improvvisamente più forti e resistenti. 

Il taglio fa bene ai capelli?

C’è un dato di fatto, però, che sembra contraddire questa affermazione: se il taglio non incide sulla robustezza della chioma, perché appena tagliati i capelli appaiono più corposi, più spessi? La risposta, in realtà, è molto semplice: come si è detto, quando tagliamo i capelli eliminiamo la parte più danneggiata, sottile e rovinata, ed eliminando le ciocche “meno belle” tendiamo a dare risalto a quelle più folte e luminose. I capelli sembrano subito più densi, folti e in salute: da qui l’origine dell’idea che sia sufficiente un taglio per rinforzare e rigenerare i capelli. Certo, una spuntatina ogni tanto sarà utile per eliminare le doppie punte e la parte danneggiata del capello, quindi – in un certo senso – si può dire che tagliare i capelli con regolarità sia comunque di una certa utilità alla nostra chioma (o perlomeno al suo aspetto).

Come rinforzare i capelli: consigli utili

Se il vostro obiettivo, però, non è solo quello di apparire dotati di una capigliatura folta e sana, bensì desiderate dei capelli davvero e durevolmente sano, il semplice taglio non basterà a sistemare la situazione. Come spesso accade, per preservare la salute e il benessere del nostro organismo – e quindi anche dei nostri capelli – è molto importante avere un’alimentazione equilibrata e variegata, che privilegia verdure e frutta. Una dieta sana, insieme a una costante attività motoria, è il primo passo anche per ripristinare la salute dei capelli danneggiati, specialmente dopo l’estate. È bene anche evitare anche lavaggi e styling aggressivi, almeno finché la chioma non si sarà ripresa dai fattori di stress eccessivo: no a decolorazioni e tinte, piastre e trattamenti troppo strong (come la permanente). Sì, invece, all’uso di integratori mirati e prodotti delicati, meglio se a base di ingredienti naturali.

Cicli mestruali dolorosi: cause e trattamenti della dismenorrea

La dismenorrea è il dolore che precede, accompagna o segue le mestruazioni. La causa di questo dolore non è ben nota. L’esame clinico e ginecologico deve essere accurato, vengono richiesti esami aggiuntivi a seconda dei casi e dell’orientamento diagnostico, ma nella maggior parte dei casi questa sensazione non è così invalidante da richiedere un intervento invasivo. Spesso ci si reca in farmacia alla ricerca di una cura che possa alleviare questo dolore sordo e acuto, e la risposta risiede nei classici antinfiammatori non steroidei che agiscono nella ricaptazione dell’accumulo di ciclossigenasi infiammatorie (prostaglandine). 

Infatti tra le cause più accreditate nel mondo scientifico sembra che la dismenorrea sia causata da concentrazioni eccessive di prostaglandine, ormoni che provocano la contrazione dell’utero durante le mestruazioni e il parto. Il dolore è spiegato da un rilascio di questi ormoni durante il distacco dell’endometrio (la membrana che riveste l’utero) durante il periodo delle mestruazioni, provocando la contrazione dell’utero e la riduzione del suo apporto di sangue.

I fattori che possono aggravare ulteriormente il dolore associato alla dismenorrea primaria includono l’inclinazione dell’utero all’indietro (retroversione dell’utero) piuttosto che in avanti, ciclo più intenso o irregolare, mancanza di esercizio fisico, stress psicologico o sociale, fumo, consumo di alcol, sovrappeso, storia familiare di dismenorrea e inizio delle mestruazioni prima dei 12 anni.

La dismenorrea secondaria può derivare da una serie di condizioni, tra cui le seguenti:

  • adenomiosi: il tessuto che riveste l’utero (chiamato endometrio) inizia a crescere all’interno delle sue pareti muscolari;
  • endometriosi: frammenti della parete endometriale escono dall’utero e si impiantano su altri organi del bacino;
  • fibromi – tumori benigni che compaiono o sono attaccati alla parete uterina;
  • infezione a trasmissione sessuale (STI);
  • l’uso di un dispositivo intrauterino (metodo di contraccezione);
  • salpingite – un’infezione che colpisce principalmente le tube di Falloppio ma può anche colpire le ovaie, l’utero e la cervice;
  • tumore ovarico o cisti.  

Sintomi da dismenorrea

Il sintomo principale della dismenorrea è la presenza di dolore, che compare nella parte inferiore dell’addome durante le mestruazioni e può essere avvertito anche a livello dei fianchi, della parte bassa della schiena o delle cosce. Possono comparire altri sintomi, inclusi nausea, vomito, diarrea, vertigini, mal di testa o affaticamento.

Per la maggior parte delle donne, il dolore di solito inizia poco prima o all’inizio del ciclo, raggiunge il picco circa 24 ore dopo l’inizio del sanguinamento e inizia a scomparire dopo 2 o 3 giorni. Coaguli o pezzi di tessuto sanguinanti dal rivestimento dell’utero possono essere espulsi dall’utero, causando dolore.

Il dolore della dismenorrea può essere spasmodico (forti crampi pelvici che si verificano all’inizio delle mestruazioni) o congestizio (dolore sordo e persistente). I sintomi della dismenorrea secondaria spesso compaiono prima di quelli della dismenorrea primaria nel ciclo mestruale e di solito persistono più a lungo.

Nel 5-15% dei casi, il dolore provato nelle donne con dismenorrea primaria è abbastanza grave da interferire con le loro attività quotidiane e può essere la causa di un’assenza dalla scuola o dal lavoro.

Trattamento e prevenzione

Il medico può prescrivere farmaci o altri rimedi a seconda della causa della dismenorrea.

La dismenorrea primaria viene solitamente trattata con farmaci antidolorifici. I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) come l’ibuprofene (Buscofen) e il naprossene forniscono sollievo a molte donne.

Alcuni medici possono prescrivere integratori ormonali. I contraccettivi orali possono aiutare a ridurre la gravità dei sintomi. La nausea e il vomito possono essere trattati con farmaci anti-nausea (antiemetici), ma questi sintomi di solito scompaiono senza trattamento quando i crampi sono scomparsi. Anche i contraccettivi impiantabili e i dispositivi intrauterini a base di progesterone che rilasciano una piccola quantità dell’ormone progesterone hanno dimostrato di essere molto utili per alleviare il dolore.

Altre misure non mediche possono aiutare ad alleviare il dolore causato dalla dismenorrea:

  • fare esercizi leggeri, come stretching, camminare o andare in bicicletta (l’esercizio può migliorare l’afflusso di sangue e ridurre il dolore pelvico);
  • yoga;
  • posizionare una borsa dell’acqua calda sull’addome o sulla parte bassa della schiena;
  • riposarsi molto ed evitare situazioni stressanti quando si avvicina il ciclo;
  • fare un bagno caldo.

Endometriosi e ciclo mestruale doloroso

I dolori mestruali sono comuni a molte donne, tuttavia, in alcuni casi, possono nascondere altri problemi. Se il dolore persiste e nessun trattamento, nemmeno farmacologico, sembra essere in grado di alleviarlo, dovresti parlare con un medico. In effetti, può essere un segno di una patologia come l’endometriosi. Questa malattia ginecologica è caratterizzata dalla presenza di frammenti di rivestimento uterino situati all’esterno dell’utero (retto, vescica, intestino, ovaio). 

Queste lesioni, chiamate lesioni endometriosiche, si infiammano durante i cicli mestruali, il che può causare dolore pelvico molto intenso. La diagnosi di endometriosi non è semplice, portando alcuni pazienti a scoprire la malattia per caso. Oggi colpisce 1 donna su 10. 

Non appena si presenta la dismenorrea in maniera invalidante, è sempre necessario andare dal medico, affinché si possa pensare all’endometriosi per poterla diagnosticare il prima possibile e mettere in atto una cura precoce.

Come trattare i dolori muscolari e articolari: consigli pratici e rimedi

Quando si parla di dolori muscolari e articolari è molto probabile che si pensi anche al modo in cui farsi passare il dolore velocemente. Molte persone amano usare il gel Lasonil con funzione antidolore, ottimo prodotto che permette un recupero rapido.


Ma quali sono i consigli che possiamo dare a coloro che soffrono di dolori frequenti e cercano dei trucchi per migliorare la propria vita eliminando qualche cattiva abitudine e inserendone di migliori?

Consigli per evitare i dolori muscolari e articolari

Il primo consiglio che vogliamo dare non può che essere quello di muoversi: l’esercizio fisico, infatti, riduce il dolore perché rafforza i muscoli che servono a sostenere le articolazioni. Si può camminare, fare tai chi e andare in piscina che sono considerate discipline decisamente soft ma al tempo stesso interessanti come risultati.

Il secondo consiglio è quello di mangiare più fibre. Le persone che mangiano alimenti che hanno grandi contenuti di fibre producono acidi grassi a catena corta che migliorano l’equilibrio dei batteri nel tratto digestivo. Un disequilibrio può portare, nella maggior parte di casi, a un maggiore rischio di infiammazione a livello corporeo.

Il terzo consiglio è quello di usare il calore. Basta una borsa dell’acqua calda, una barra con il gel riscaldante, un bagno caldo per migliorare la situazione. Infatti il calore aumenta l’afflusso di sangue ai muscoli che fanno male, allenta la rigidità delle articolazioni e distrae il cervello dal provare dolore.

Il quarto consiglio è l’opposto del terzo: si può, infatti, anche applicare un impatto freddo. Se abbiamo un’infiammazione delle articolazioni possiamo applicare questo impacco gelato che permette all’infiammazione di sfiammare più in fretta. Il freddo rallenta anche gli impulsi nervosi e quindi fa provare meno dolore. 

Il quinto consiglio è quello di creare interazioni con il mondo. Sappiamo, perfettamente, quanto possa essere difficile vivere una vita intera con dei dolori e questo non ci pemette di vivere al meglio la nostra esistenza. Bisogna sforzarsi di creare un forum, di interagire con altre persone che abbiano gli stessi problemi e lavorare su come migliorare, passo dopo passo, la propria situazione fisica e del dolore. 

Il sesto consiglio è quello di fare allungamenti e stretching. Ovviamente senza esagerare, soprattutto se non facciamo tanto esercizio fisico e se non siamo abituati a usare il nostro corpo. Ma se iniziamo a fare allungamenti delicati questo ci permetterà di avere muscoli più allenati e quindi meno dolore rispetto all’inattività precedente. 

Il settimo consiglio, ultimo, è quello di dormire bene. Molti di noi usano il letto come giaciglio per dormire quando siamo stanchi, senza mai immaginare a quante variabili possano modificare la qualità del nostro sonno. In primis sarebbe meglio avere una routine da rispettare, con cene leggere e un orario comune per andare a dormire. Poi sarebbe meglio usare una rete, un materasso e un cuscino di buona qualità perché non dormire bene ci permette di svegliarci stanchi e già con dolori che ci portiamo dai giorni precedenti e che non migliorano a causa di posture sbagliate notturne e reiterate. 

Importanza dello “star bene mentale” sullo “star bene fisico”

Lo star bene mentale è strettamente correlato allo stato di benessere fisico, sono numerosi gli studi e i test che hanno provato come sia fondamentale trovare il perfetto equilibrio interiore tra mente e corpo per poter godere pienamente delle gioie della vita. 

Quando ci sentiamo depressi, tendiamo a dormire meno, a sentirci privi di energia e a ingrassare, all’inverso, se per qualche ragione aumentiamo di peso, la nostra autostima cala, ci sentiamo meno attraenti e meno sicuri.

La compromissione del benessere mentale spesso nasce da un senso di insoddisfazione verso sé stessi che alimenta i livelli di negatività e diminuisce la voglia di cambiare, motivo per il quale è importante lavorare su stessi per accettarsi, avere maggiore fiducia e autostima e affrontare al meglio qualsiasi cambiamento.

È possibile farlo attraverso un percorso terapeutico rivolgendosi a psicologi specialisti come quelli presenti su https://www.psicologi-italia.it/psicologo/lombardia/varese/, combinato alla voglia di voler affrontare davvero il problema e risolverlo, per migliorare la qualità della propria vita.

L’autostima ha un ruolo chiave per raggiungere il benessere mentale e lo star bene fisico, non tutti ne sono consapevoli, alcuni devono allenare la propria autostima tramite l’accrescimento della fiducia nelle proprie possibilità. 

Cosa fare per stare bene con sé stessi?

Se è chiaro che lo star bene mentale si ripercuote sullo star bene fisico, è importante iniziare a lavorare su ciò che non va, migliorando alcuni aspetti di sé e del modo di affrontare la quotidianità. Ecco alcuni consigli utili.

Cercare e coltivare nuovi stimoli

Il benessere psicologico è collegato alle proprie potenzialità e risorse, ognuno ha un talento che deve coltivare. Vivere in un ambiente stimolante rende le cose più semplici, ma gli stimoli si possono ricercare anche al di fuori della propria sfera familiare e questo porta a un senso di libertà e individualità. 

Gratificarsi

Non solo critiche, è importate sapersi gratificare e saper vedere i pregi, non bisogna soffermarsi solo su una lista di giudizi e aggettivi negativi. 

Può essere utile stilare una lista di tutti i lati vincenti e delle proprie risorse che sono state utili ad affrontare i momenti più difficili della vita.

Immaginare e osservare

Il nostro cervello ragiona per immagini, sognare ad occhi aperti, fantasticare, aiuta ad aprirsi a nuove possibilità e ad avvicinarsi al cambiamento. 

È molto utile crearsi delle immagini di ciò che si desidera e tornarci durante la giornata col pensiero, questo fa si che sembrino molto più reali e concrete.

Inoltre, bisogna fermarsi a osservare la propria vita e le cose che non vanno, prendere nota delle sensazioni che si provano nel periodo del cambiamento e decidere cosa fare per lasciarsi alle spalle i vecchi pensieri, superare le paure e avvicinarsi al nuovo.

Apprezzare le piccole cose

Ogni giorno bisogna imparare ad apprezzare le piccole cose che fanno sorridere, che sia una passeggiata in riva al mare, una parete da dipingere, una cena con gli amici. Inoltre, i cambiamenti sono fatti di piccoli passi, anche modificare un’abitudine come il solito bar o la solita strada, possono aiutare ad uscire fuori dal circolo vizioso della routine e della noia.

Fare sport e mangiare bene

Fare attività fisica produce effetti benefici sia sul fisico che sulla salute mentale, diversi studi hanno evidenziato come lo sport previene la comparsa di ansia, stress e depressione.

Inoltre, anche il cibo influenza la salute mentale, varie ricerche hanno dimostrato che mangiare cibo spazzatura aumenta il rischio di aggressività e di depressione.

Costruire relazioni sociali 

Instaurare e mantenere delle relazioni sociali buone aiuta a migliorare il benessere mentale, perché permette di rispondere al bisogno di coesione nei momenti in cui ci si sente troppo soli e malinconici.  

Linfociti altissimi: cause e rimedi definitivi

Quando abbiamo a che fare con i globuli bianchi parliamo sempre della nostra difesa, del nostro esercito.

E se di globuli bianchi stiamo parlando non possiamo non parlare di linfociti che sono i killer del nostro organismo. Questo perché? Perché grazie ai linfociti noi riusciamo a trovare il nostro agente patogeno e a combattere la minaccia che in quel momento ci fa stare male.

Ma cosa succede se i linfociti sono altissimi?

In quel caso parliamo di linfocitosi ma le cause di questa condizione non si possono controllare con un semplice emocromo. Serve, infatti, il consulto con un medico.

Il nostro corpo, e questo lo abbiamo capito, è una macchina perfetta e come tale è soggetta a certi meccanismi che neanche noi conosciamo bene ma che le nostre cellule conoscono benissimo.

Infatti abbiamo una serie di barriere, partendo dalla nostra epidermide o alle mucose del naso che ci permettono di fare una prima difesa rispetto ad agenti esterni che possano intaccare il nostro organismo. 

D’altronde anche un piccolissimo raffreddore è qualcosa che il nostro corpo combatte con i nostri anticorpi.

Ricordiamo sempre, infatti, che non c’è un giorno della nostra vita in cui il nostro corpo, dall’interno combatte qualcosa che, sia all’interno, sia al di fuori, vuole minare il nostro equilibrio. 

Per questa ragione è sempre bene sapere come funzionano determinate cose, imparando anche a capire quali di questi sintomi, anche piccolissimi, dovrebbero farci pensare a qualcos’altro.

Un esempio piccolo piccolo ma che secondo me ci permette di capire quello di cui andremo a parlare è quello di un linfonodo sentinella che, di solito, si attiva alla prima infezione.

Un morso di un insetto a cui siamo allergici, anche in piccola parte, un raffreddore che ci sta facendo un po’ penare e via di sentinella perché ognuno di noi ha un esercito di combattenti che cerca di farci stare in salute. 

Vediamo, ora, passo passo cosa sono i linfociti e che cosa comporta questa malattia.

Cosa sono i linfociti

Cosa sono i linfociti: Linfociti T & Linfociti B
Cosa sono i linfociti: Linfociti T & Linfociti B

Linfociti T

Quando si parla di linfociti T si parla di una classe di globuli bianchi.

I globuli bianchi, che si chiamano anche leucociti sono delle cellule che servono a difenderci contro corpi estranei, microrganismi patogeni, cellule neoplastiche e antigeni di vario tipo.

I globuli bianchi possono essere:

  • granulociti
  • monociti
  • linfociti

Quelli T si chiamano così per un recettore che si trova sulla superficie e si chiama TRC o T cell receptor. Questi linfociti, come i linfociti B, sono prodotti dal midollo osseo e poi maturano e migrano nel timo. Questi linfociti che si trovano nel timo hanno una durata breve: infatti vivono circa uno o due giorni.

Se però c’è di mezzo una sostanza estranea questi piccoli linfociti diventano grandi linfociti, chiamati plasmacellule che rendono inattivo l’antigene secernendo l’anticorpo giusto in quel momento.

I grandi linfociti entrano nel meccanismo della mitosi che crea tanti linfociti, tantissimi, e ognuno di loro ha memoria dell’antigene che ha stimolato il loro intervento e la loro crescita. Questo è importantissimo in caso di un secondo attacco dello stesso gene perché le cellule già sanno quello che devono fare. Questi linfociti, infatti, si chiamano anche cellule memoria e si trovano nella milza e nei linfonodi.

Questi linfonodi T, quindi, attivano subito la risposta immunitaria per neutralizzare infezioni, virus e batteri e si dividono in vari sottogruppi:

  • linfociti TH servono per creare anticorpi
  • linfociti TS neutralizzano le cellule nocive per l’organismo

I linfociti T, comunque, per essere attivati cercano un contatto diretto con la cellula che porta con sé l’antigene.

La cellula T se incontra un antigene puro, però, non si attiva. Per attivare il linfocita ci deve stare una sorta di riconoscimento grazie all’istocompatibilità della proteina MHC.

Questa istocompatibilità è alla base di tutti i processi immunologici, infatti è molto importante anche nei casi di trapianti di organi e il loro rigetto.

Questa proteina è diversa da persona a persona ed è quindi molto variabile.

I linfociti T riconoscono queste proteine come nemiche e per questo c’è bisogno dei farmaci antirigetto.

I meccanismi che vengono messi in atto dall’organismo sono:

  • immunità innata che è la prima difesa contro i microbi. Sono la pelle e le mucose ad esempio, che servono a non far penetrare l’organismo esterno nel corpo. Questo tipo di immunità potenzia anche l’altro tipo di immunità, di cui ora parleremo.
  • immunità adattiva che è una strategia difensiva che si sviluppa più lentamente rispetto alla prima immunità ed opera dei linfociti e dei prodotti dei linfociti cioè gli anticorpi.

Quest’ultima immunità può essere sia:

  • immunità ematica
  • immunità umorale

I linfociti T sono recettori che riconoscono antigeni microbici proteici, quindi lavorano nello specifico e uccidono qualsiasi cellula infettiva.

Linfociti B

I linfociti B sono quelli che vengono dal fegato e dal midollo osseo.

Anche i questo caso abbiamo una risposta immunitaria potente, come nel caso dei linfociti T e in seguito migrano dalle loro posizioni originarie per posizionarsi in altre zone del corpo come milza e linfonodi.

Quando il linfocita B si attiva ingloba l’agente estraneo e chiama a combattere i linfociti T, un vero e proprio esercito di cecchini.

Cause dei linfociti alti: linfocitosi

Cause dei linfociti alti: linfocitosi e infezini virali
Cause dei linfociti alti: linfocitosi e infezini virali

Abbiamo, quindi, capito che ci sono diversi tipi di globuli bianchi e che servono a proteggerci da vari parassiti, funghi, batteri e virus. 

Oltre alle cellule di cui abbiamo già parlato abbiamo accennato anche alle cellule natural killer che sono specifiche e killer, appunto, come le altre due. 

Ma perché a un certo punto scopriamo di avere un numero di linfociti elevato? La causa più normale è un’infezione virale come la mononucleosi. Alcune infezioni batteriche, come la tubercolosi pure possono far aumentare la nostra carica di globuli bianchi. Anche alcuni tumori come il linfoma o la leucemia linfatica possono portare un numero di linfociti elevato dovuto anche all’immissione di linfoblasti e cellule linfomatose nel torrente ematico. 

Anche il Crohn e il morbo di Graves possono far aumentare il numero dei globuli bianchi nel nostro sangue. Quello che è strano è che l’aumento di questi globuli non causa sintomi evidenti ma va detto che alcuni sintomi, seppur minimi, come una febbriciattola o una forte sudorazione notturna, un calo di peso parecchio repentino o una stanchezza cronica possono essere segno di qualcosa che non va. Se abbiamo qualche sospetto, come ad esempio una strana febbre a 37 per una settimana, sarebbe il caso di fare gli esami del sangue. Quando si rileva un aumento dei linfociti allora bisogna controllare un campione di sangue al microscopio e vedere se sono attivati da un’infezione o sono immaturi come nei tumori. Se scopriamo anche il tipo di linfocita sarà più facile scoprire qual è il problema che ha scatenato questa reazione. 

Avere, comunque i linfociti alti significa che il nostro sistema immunitario sta combattendo qualcosa ed è attivo. La linfocitosi è proprio l’aumento dei globuli bianchi nel sangue. Questo succede, nella maggior parte dei casi, per combattere una malattia o un’infezione. 

Il valore normale dovrebbe essere circa 1500 linfociti per microlitro. Se ne abbiamo più di 3000 linfociti per microlitro di sangue significa avere la linfocitosi. Attenzione perché nei bambini il valore cambia, ad esempio. 

I globuli bianchi, comunque, sono di vario tipo: 

  • granulociti neutrofili
  • granulociti basofili 
  • granulociti eosinofili
  • monociti
  • linfociti

L’alterazione dei valori normali di questi ultimi può causare condizioni più o meno gravi. Infatti questi linfociti sono più o meno tra i 20 e il 40 per cento dei leucociti presenti nell’organismo. 

Quindi è sicuramente vero che un’alterazione può essere un sintomo semplice rispetto a un’infezione ma è sempre meglio controllare quello che succede per vedere di stare più tranquilli e scongiurare patologie più critiche da affrontare. 

Abbiamo, dunque, compreso l’importanza di uno screening legato a un semplice esame del sangue, esame di routine che andrebbe fatto anche solo per controllare il livello di colesterolo o se gli altri valori sono al posto giusto. Ma, in ogni caso, anche se abbiamo detto che non si sono poi tantissimi sintomi per capire che c’è qualche problema con i nostri linfociti basta un occhio un po’ più allenato per capire che forse qualcosa non va. Attenzione, cioè a questi sintomi che adesso cercheremo di elencarvi con maggior dovizia per rendervi partecipi di ogni piccolo allarme che potremmo prendere in considerazione per un controllo, che è sempre doveroso fare, questo lo abbiamo capito, oramai. 

I sintomi di cui abbiamo già parlato sono: 

  • febbre
  • perdita di peso
  • stanchezza e anche debolezza 
  • sudorazione notturna

Ma bisogna anche stare attenti a: 

  • ingrossamento dei linfonodi
  • pienezza del ventre o dolore (che può essere causato anche da fegato e milza ingrossati)
  • bruciore durante la pipì
  • dolori articolari o alle ossa
  • pallore del viso, delle unghie e delle labbra
  • emicrania
  • emorragia delle gengive o frequenti epistassi
  • dolori alle articolazioni
  • insufficienza renale

Quindi abbiamo un bel range di piccoli campanelli d’allarme che ci possono far pensare che sia meglio fare un esame del sangue. Difatti una pelle diafana, molto chiara, potrebbe essere sintomo di qualcosa che non va, così come una ghiandola del collo che si può sì ingrossare per un’infezione ma può essere anche sintomo di qualcos’altro. I frequenti mal di testa o anche il dolore al ventre sono cose che, probabilmente, non si associano facilmente al fatto di dover farsi le analisi però perché non riuscire a controllare il proprio corpo quando non si è perfettamente in forma. O anche quando non ci sentiamo assolutamente nulla, almeno per prevenzione. 

Quali possono essere le cause di questo innalzamento un po’ le abbiamo capito ma se volessimo andare nello specifico, come prima, avremmo un bel po’ di pensieri a cui poter arrivare con una certa tranquillità e anche per maggiore informazione che, in alcuni casi, non è mai troppa. 

Quindi tolta la malattia temporanea e quello che può essere una leucemia direi che possiamo andare con ordine e iniziare a parlare delle varie cause:

  • la prima è sicuramente quella del tumore del sangue che va a rovinare il midollo, inquinandolo, e che può diventare leucemia acuta, mieloide, linfatica o linfoide. Questa malattia porta ad avere tantissimi globuli bianchi nel sangue e in questo caso si chiamerà linfocitosi monoclonale perché i linfociti si riproducono tutti uguali. I linfomi, invece, bersagliano milza o linfonodi, quindi organi linfatici. E poi abbiamo le sindromi mieloproliferative che partono dai una cellula staminale che si è ammalata
  • anche alcuni farmaci fanno aumentare la produzione di leucociti nel sangue, come alcuni antibiotici per l’acne, l’eparina e anche alcuni farmaci epilettici
  • le infezioni, come abbiamo detto. Possiamo partire dalla tubercolosi per arrivare alla mononucleosi, dal raffreddore alla parotite, dall’influenza al citomegalovirus, dalla rosolia all’herpes, all’epatite C, quella B, l’HIV e la toxoplasmosi
  • anche le malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide, il lupus, le vasculiti, l’ipertiroidismo possono aumentare i globuli bianchi nel sangue
  • alcuni episodi di stress sono in grado di formare più leucociti nel sangue, così come un forte trauma fisico e una forte disidratazione
  • coloro che hanno subito l’asportazione della milza o chi ha un tumore, chi soffre di pertosse o di Crohn o altre malattie croniche dell’intestino. 

E’ molto probabile anche avere globuli bianchi alti in gravidanza o durante il ciclo mestruale. Caso a parte per i bambini che hanno già molti più globuli bianchi e, quindi, non dobbiamo subito pensare a cose terribili. 

Andrebbe richiesto il parere di un medico e qualche esame se notiamo un bel dimagrimento improvviso, inappetenza, lividi su tutto il corpo, pallore, debolezza o febbriciattola. 

Rimedi e trattamento

Linfociti altissimi: rimedi e trattamento per aumentare le nostre difese immunitarie
Linfociti altissimi: rimedi e trattamento per aumentare le nostre difese immunitarie

Visto che per parlare di come curare malattie gravi c’è bisogno di un medico possiamo, però, provare ad aumentare le nostre difese immunitarie con dei rimedi naturali. 


Fermo restando che questi sono consigli generali e ogni caso è a sè stante si può pensare a degli integratori naturali

Possiamo, infatti, parlare di:

  • acerola: pianta del Centro America che è piena di Vitamina C. In questa pianta ci sono anche vitamina A e vitamine del gruppo B, flavonoidi, sali minerali e altro. Questi integratori sono perfetti per raffreddamento e sintomi influenzali.
  • astragalo: queste sono piante perenni che servono a prevenire raffreddamento e influenza. Ha una proprietà immunostimolante che stimola l’attività dei linfociti B e T e quindi permette al corpo di resistere meglio a stress fisici e psichici
  • echinacea: antiossidante e immunostimolante
  • radice di liquirizia: cura alcune malattie
  • rosa canina: è ricca di vitamina C e quindi potenzia le difese immunitarie
  • shiitake: fungo cinese che è ricco di beta-glucano e che potenzia le nostre difese
  • uncaria: pianta rampicante con proprietà immuno-modulanti. 

Le difese immunitarie si possono anche potenziare con una buona dieta alimentare. Ecco gli alimenti che fanno al caso vostro:

  • l’aglio è perfetto contro batteri, virus e contro le infezioni
  • gli agrumi sono pieni di Vitamina C che protegge dai radicali liberi, contrasta i malanni di stagione, aiutano la digestione e disinfettano l’organismo. 
  • Il cioccolato al 72 per cento stimola la produzione di linfociti T che combattono le infezioni
  • i cereali e le fibre aiutano l’intestino
  • la frutta fresca è piena di vitamine
  • la frutta secca contiene selenio zinco e rame. E poi è ricca di vitamina E di Omega3
  • i funghi sono pieni di selenio e di beta-glucano, quindi potenziano le difese immunitarie
  • i fermenti lattici servono per l’equilibrio della flora intestinale
  • i legumi aiutano la produzione di anticorpi
  • il pesce è fondamentale per una dieta salutare
  • le spezie come zenzero, curcuma e cannella regolano la risposta immunitaria innata 
  • il tè verde stimola la formazione di linfociti T
  • il Kefir è ricco di calcio e vitamine del gruppo B e K ed è pieno di nutrienti e probiotici

Anche fare attività fisica quotidiana ci permette di avere un sistema immunitario che funziona bene. Anche solo camminare e favorire la circolazione permette alla cellule di muoversi nell’organismo per fare il proprio dovere. .

Unire una buona alimentazione ad un giusto esercizio fisico quotidiano può contribuire a mantenersi in salute e a mantenere il sistema immunitario vigoroso.

Non si deve mai esagerare, infatti, come abbiamo sempre detto ma qualche chilometro a piedi, un po’ di corsa, una nuotata o qualche tratto in bici migliorano sia l’ossigenazione che la circolazione e quindi ci fanno stare più in salute, più in forma. Non c’è nulla di meglio da fare per mantenere il proprio corpo attivo e mantenerlo attivo rispetta anche il mantenere attivo il sistema immunitario e, quindi, di rispondere bene agli stimoli che ci arrivano dall’interno e dall’esterno.

Ovviamente anche un buon ciclo circadiano di veglia e sonno ci permette di essere meno stressati e quindi di non stimolare la creazione di tanti globuli bianchi se non ne abbiamo bisogno. 

La vita, d’altronde, va vissuta a pieno, sicuramente, ma bisogno sempre cercare di mantenere un ritmo tra le ore che restiamo svegli e produttivi e le ore che ci addormentiamo, nel senso che dormire bene ci fa attivare al meglio il metabolismo e ci fa stare meglio in salute e meglio stressati. Sarebbe consigliabile, infatti, mantenere un diario giornaliero di ciò che si mangia e di quanto si dorma per mantenere, ove possibile, un ritmo costante che possa permetterci di stare più in salute, più sotto controllo.

Tutto quello che possiamo fare, infatti, al di là di cercare di non mangiare troppe schifezze, di non bere troppo alcool, di non fumare è quello di mangiare sano, se possibile, fare attività fisica anche mezz’ora al giorno e poi dormire bene, dormire per stare riposati.

A volte, infatti, basta anche un letto sbagliato, un cuscino che non fa per noi, un materasso che non è giusto per quello che ci serve e tutto è inutile. Anche se dormiamo, infatti, 8 ore al giorno è possibile che il nostro corpo non sia riposato e che il nostro metabolismo non abbia lavorato al meglio durante la notte. Anche svegliarsi ripetutamente durante la notte è sintomo di un sonno che non è ristoratore e che, quindi, non ci permette di riposare davvero.

E se non siamo riposati davvero il nostro corpo è più debole, le difese immunitarie non lavorano al meglio, non produciamo tanto quanto vorremmo, non siamo concentrati e basta anche un piccolo raffreddore per debilitarci. 

Allora è bene pensare a tutti gli aspetti della vita per farci vivere al meglio e per far sì che il nostro corpo risponda al meglio. 

Questi sono consigli generici che sentiamo di dare per migliorare la nostra vita a poco a poco ma ciò non significa che dobbiamo essere medici di noi stessi e dobbiamo curare malattie gravi con un pizzico di frutta in più. Anche i nostri bambini hanno bisogno di mangiare bene, così come noi. Anche i nostri genitori e i nostri nonni ma se ci troviamo davanti a una malattia grave allora è bene pensare che sia tutto in mano ai medici e alla cura che i medici daranno alla persona in questione. 

Se, invece, siamo soggetti a tante infezioni, siamo vittime di raffreddori perenni o cose del genere si può pensare, in maniera molto facile, di migliorare il proprio stile di vita per rendere il proprio corpo più attivo e più reattivo, anche in caso di un piccolo malanno. 

Abbiamo tanti piccoli cecchini nel nostro corpo, il nostro organismo è fatto apposta per difenderci in caso di malattia. A volte, però, il nostro organismo ci difende troppo e i linfociti mutati possono essere un problema. 

Basta un esame del sangue e un esame più approfondito dei leucociti per capire cosa c’è che non va e da qui pensare alla cura che va bene per noi. D’altronde tutto quello di cui abbiamo bisogno è controllarci e dare un’attenzione in più a piccoli e grandi sintomi che possiamo avere in qualche momento particolare della nostra vita. A volte una sudata in più o un po’ di sangue dal naso sono una spia che c’è qualcosa che non va. E tutto quello che ci serve è darci una mano in tutte le maniere possibili, anche partendo da cose molto semplici come un’arancia in più o qualche mandorla durante il giorno. E voi fate qualcosa per il vostro sistema immunitario? Avete fatto un esame del sangue ultimamente? Specialmente se avete qualche sintomo, anche stupido, non trascuratevi mai.